Scendo cinque minuti

Scendo cinque minuti, giusto il tempo di buttare l’immondizia. Nel mio quartiere i bidoni della raccolta differenziata sono chiusi a chiave. Non sono ammesse commistioni e ogni condominio custodisce gelosamente i propri scarti.

Di fianco al mio portone noto un’ambulanza. Non mi ero accorta del suo arrivo. Stanno caricando il pro­fessore del primo piano. Un uomo molto colto, così è stato definito durante la scorsa riunione di condominio. Studioso di storia, pare abbia scritto un libro sulla parte medioevale della città. O sull’anfiteatro romano. L’assemblea si è spaccata sull’argomento. Nessuno ha comunque letto il libro. Il professore è cosciente e tra le rughe lascia emergere un’apparente serenità. Lo portano via sotto gli occhi impassibili di due pakistani. Hanno inaugurato un alimentari qualche giorno fa e oggi stanno lavando la vetrina. Alcuni scooter passano senza rallentare. Un ragazzino gioca a tennis da solo, contro il muro. Sbaglia e la pallina sbatte sul parabrezza dell’ambulanza. L’ambulanza riparte silenziosamente. Nel frattempo i pakistani non hanno smesso di lavare la loro vetrina, il tennista non ha smesso di palleggiare. Altri scooter sono passati veloci.

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