Curiosità #3 – Perché una donna?

Me lo hanno domandato più o meno tutti. Perché narrare di un protagonista al femminile? E poi: la protagonista si racconta in prima persona, sotto forma di diario. Quindi sei tu, no? Ti sei immedesimato in una donna. Perché?

In generale quando un personaggio decide di entrarti nella testa, non ti chiedi perché lo ha fatto. Non solo non lo mandi via, ma cominci a seguirlo senza farti accorgere: la verità è che non vuoi assolutamente che se ne vada. Se ti piace, lo accogli. Cerchi di conoscerlo a fondo, comprenderlo. Vuoi sapere tutto di lui. Una volta rotto il ghiaccio, finisci con il parlarci di nascosto, nel goffo tentativo di diventare suo amico. E non fai caso al genere.

Se poi il personaggio in questione affronta la vita con disincanto, ironia e cinismo, allora è probabile che sia donna.

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Sottilissima forza

La vita è una proprietà di atomi e molecole opportunamente disposti. Smolarek un po’ pontifica, e comunque la prende larga. Quello che colpisce maggiormente degli organismi viventi è che sono un gruppo unico di molecole complesse che, al contrario della tendenza naturale di tutti i sistemi inanimati a evolvere in stati di completo disordine, crea stati di maggior ordine assimilando materia inanimata. Smolarek continua a divagare. Dove vorrà arrivare? La vita crea ordine dal disordine. Gli organismi viventi ritardano il raggiungimento dell’equilibrio termodinamico, ovvero la morte, con un susseguirsi di eventi gestiti da regolarità e ordine che non hanno pari nella materia inanimata. “Non le sembra incredibile, signorina?” Effettivamente. L’organismo vivente acquisisce ordine dalla natura, ma è al contempo lo stato più alto di ordine in natura. Non acquisterà nulla, questo è abbastanza chiaro. La vita sembra confutare il secondo principio della termodinamica. Aiuto! Il secondo principio della termodinamica. Tutto questo non può che essere frutto di qualcosa di superiore. Ecco dove voleva arrivare. La scienza conosce la forza che trasforma gli atomi di carbonio da grezzo carbone a prezioso diamante, ma ignora la sottilissima forza che spinge un aggregato di molecole a passare da inanimato ad animato. E questa pulsione, trascendentale e meravigliosa, per quanto l’uomo si sforzerà di comprenderla, resterà sconosciuta. “Glielo posso garantire, signorina”. Trascendentale e meravigliosa, ripeto.

Volatili

Osservare le persone è come andare al cinema, immagino chi sono, cosa si dicono, cosa fanno per vivere. Appunto qualche idea sul diario pensando alla mia vita. Una faccenda penosa da sbrigare. No, forse sto esagerando. Cancello. Da bambina però credevo in molte più cose di adesso. E correvo fino a scoppiare. Era piacevole. Il mondo era già così, non è cambiato troppo, solo che a me ora sembra tanto più piccolo. Mi capita spesso di sentirmi spezzettata. Deve essere per questo che scompongo tutto ciò che mi circonda e non mi godo niente. È come se vivessi in cattività. Via l’accento, via lo spazio. È come se vivessi incattivita. Luca è volato via con una carina. Non bellissima, un tipino. Per citare Cecilia: le donne sono volubili, gli uomini volatili.

Il vitigno del Nebbiolo

Ho avuto tempo di pensare un po’ a Luca nuovo, al fatto che il vitigno del Nebbiolo fosse lo stesso del Barolo e a quanto fosse importante la qualità dell’invecchiamento. Ho pensato che l’età si risolve con il tempo. Ho pensato che è un peccato che morendo si perdano tutti i ricordi. Ho pensato che quando l’uomo si spegne, tutto ciò che sa svanisce, tutte le informazioni immagazzinate si perdono. Ho pensato che per i pc non è così, che la tecnologia si trasferisce intatta da una generazione all’altra e l’evoluzione corre veloce. Ho pensato che per gli uomini è diverso. Ho pensato che le nuove generazioni quasi rifiutano ciò che le precedenti hanno appreso, reputandolo vecchio e fuori moda. E che pur immagazzinando libri, film, foto e musica dentro ad hard-disk esterni, comunque la prossima generazione ripartirà da zero, o quasi. Poi la squadriglia tattica è rientrata a Rimini.

Conversazioni sugli abissi #2

Dino Livio

L. Mia madre mi vuole detrarre.
P. Sul serio?
L. Lo ha detto ieri a mio padre. L’ho sentito con le mie orecchie.
P. E sei preoccupato per questo?
L. Chi non lo sarebbe.
P. A proposito di orecchie. Ti capita mai di avere l’orecchio caldo?
L. E se mi detrae?
P. A te non dovrebbe cambiare niente. E’ una cosa di tasse.
L. Deve essere come dici tu. I miei litigano per i soldi.
P. Quindi niente di nuovo. Invece cosa mi dici dell’orecchio caldo. Uno solo.
L. Mai successo. Google?
P. Ho cercato ma niente. Non è una cosa molto diffusa.
L. Sei arrivata da molto?
P. Da un po’. Va bene, ho capito. E’ tutta tua.
L. Più in là ce ne sono due di quelle per i grandi.
P. Non lo sapevo. La prossima volta allora andiamo più in là.
L. Però a me piace qui. Uno che vola, l’altro che parla.
P. Tu parli solo quando ti va…
L. Sono socievole perché sono figlio unico. Ma anche problematico.
P. In che senso?
L. Così dice mio padre. E anche la maestra di catechismo.
P. Vai a catechismo?
L. Il sabato pomeriggio.
P. E cosa ti insegnano?
L. Che i supereroi non esistono.
P. Sei quasi più disincantato di me.
L. E comunque sono un po’ tutti uguali.
P. Chi dice questo? La maestra? Il prete?
L. Dino Livio.
P. Don Livio?
L. No, Dino Livio. Era seduto vicino a me, ma non è uno che deve fare la comunione. Avrà sì e no
dieci anni, forse dodici. L’avranno bocciato.
P. Non bocciano a catechismo. Ma Dino è il nome o il cognome?
L. Dino Livio comunque era d’accordo. Su molte cose.
P. Meglio così, anche se ti seguo poco. E la maestra?
L. No, lei non ne sa niente di supereroi.
P. Ma a scuola fai anche religione?
L. Si, forse vogliono essere sicuri.
P. E’ probabile. Lo sai che anche io lavoro con la religione?
L. Intendi la Creazione e tutto il resto?
P. Soprattutto tutto il resto.
L. Veramente mi avevi detto che vendete lontano ciò che producete vicino.
P. Esatto. Quello che produciamo vicino ha a che fare con la religione. E’ un software che permette
di gestire i fedeli in maniera moderna. Abbiamo anche app per cellulari. Spopolano. Quelli bravi
riescono a sfruttarlo per allargare il volume d’affari.
L. Cioè?
P. Più proseliti.
L. Non l’ho capita.
P. Vuol dire fedeli.
L. Ah!
P. Più proseliti, più soldi. Per molte religioni funziona così.
L. E come ci riesce?
P. Il software crea un itinerario virtuale, un simulatore di vita. Si basa su quattro rudimenti di
psicologia. E fa leva sull’ignoranza. Di teologia c’è poco.
L. Che cos’è la teologia?
P. Letteralmente vuol dire indagine su Dio.
L. Che però non si sa se esiste o no.
P. Già.
L. E si può fare indagini su qualcosa che potrebbe non esistere?
P. Per fortuna non sei un mio cliente!
L. Che cos’è la psicologia me lo spieghi un’altra volta. Insomma, posso star tranquillo con la
detrazione?
P. Tranquillissimo.
L. Allora vado.
P. Buon pranzo.

Curiosità #2 – Sulla copertina

Sempre nel 2013, quando il libro è stato mandato in programmazione, ho cominciato a pensare alla foto in copertina. Come già fatto per Nella Prospettiva dei Tempi, mi sarebbe piaciuto contribuire anche alla parte grafica, unendo di nuovo le mie due passioni. Ci voleva una foto che rimandasse all’idea di viaggio e di solitudine.

Mesi dopo per lavoro mi sono trovato nella sperduta isoletta di Jeju, tra la Corea ed il Giappone. Il mio hotel era fornito di una hall spettacolare, sembrava la platea di un teatro, con le stanze tanti palchi. Fotografai dal “loggione” la hall e i clienti dell’albergo in transito. Il risultato, a livello di immagine, è sulla copertina del libro. La hall era anche invasa da musichetta fuori luogo. Ecco il risultato, a livello narrativo, della stessa hall (aggiunto nell’ultima stesura del libro):

“A colazione mi gira un po’ la testa. Forse il poco sonno, o il contenuto delle bottigliette. Nella hall, su una poltrona, socchiudo gli occhi stordita. Ho tempo. Respiro e provo a svuotare la mente. Non pensare a niente. C’è musica in sottofondo, come carta da parati. Musica passiva anche qui, potrebbe essere Schumann, ma anche chiunque altro. Musica anonima, esecuzione anonima. Deve accompagnare l’attesa, come il Barbiere di Siviglia nei bagni pubblici o Mozart prima del decollo dell’aereo. Sono note scomposte, arte per distratti. Suono fine a se stesso. Musica trattata, come aria condizionata. Musica prelevata tramite le bocchette di aspirazione, filtrata, raffreddata e rimandata in circolo. Musica è un sostantivo che non ammette sinonimi. Apro gli occhi. Ora nella hall c’è un continuo via vai di gente. Mi assale una sensazione che è un misto tra assenza e lontananza. Richiudo gli occhi e svuoto la testa ancora un po’.”

Curiosità #1 – Sul titolo

Il titolo originale dell’opera era Materiali Dispersi. Ad un certo punto la protagonista scrive nel suo diario: “Isoradio consiglia di prestare attenzione. Materiali dispersi sull’A14, in direzione Bologna. Materiali dispersi, ripete la voce allarmata, prestare attenzione. Materiali dispersi, questo siamo.” Proprio il titolo perfetto per questo frammento di diario.

Quando nel 2013 il libro è stato accettato dall’editore ed è andato in programmazione per giugno 2015, il titolo era ancora Materiali Dispersi. Nel 2014, durante la fase di editing, la ragazza con cui ho collaborato si è accorta dell’esistenza di un altro Materiali Dispersi, un saggio sui manicomi criminali ed i loro abitanti.

Al di là del tema trattato, nell’epoca dei motori di ricerca, delle citazioni e dell’indicizzazione, questa omonimia è stata considerata controproducente. Avrebbe potuto distrarre la ricerca. Negli ultimi mesi si è aperta la caccia al nuovo titolo, con l’intenzione di lasciare Materiali Dispersi come sottotitolo per questa (e per la prossima) opera.

Per fortuna poi Paola durante un volo ha incontrato una ragazza russa che leggeva Il viaggiatore Incantato di Leskov ed ha auto-ironizzato sull’aggettivo: ammaliante in italiano, ma perfetto nell’accezione dialettale anche per una che inciampa ma non cade.

Mi sono comunque riproposto di leggere prima o poi il saggio sui manicomi criminale…